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a volte mi chiamano Rabbia

May 23rd, 2012 (03:07 pm)

Arrivare al massimo punto di tensione non è poi così facile.
Pare che si possa sempre tirare ancora un po', e tiri tu e tirano gli altri... e non si rompe ancora niente, non esplode niente, non implode nemmeno, dico io.
Non so se sia perché non riesco più a stare nella stessa casa con i miei, non so se sia perché con il senpai le cose non sono chiare come vorrei io, sarà perché al lavoro mi hanno lasciato in balia del cazzone più cazzone dei cazzoni e ogni volta che bestemmia io penso di volergli tagliare i tendini delle ginocchia, per punizione.
Appena mi toccano ringhio... mi chiedo quando comincerò a mordere direttamente.

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A Liuba che parte

April 9th, 2012 (08:37 pm)
sad
Tags:

mood: sad

Liuba è la gatta che vive qui a casa dei miei. Abbiamo vissuto insieme per 13 anni, fino al mio trasloco.
Liuba è il nome di una ragazzina protagonista di una poesia di Montale e, non so perché, quella poesia davvero poco conosciuta mi è rimasta in testa finché è arrivata lei, la mia piccola pantegana grigia e spelacchiata.
Era davvero brutta, tutta spettinata e a chiazze di pelo.
Il mio gatto di polvere, di quel grigio dei gomitoli che ti trovi dietro la porta, quando fai le pulizie.
E' diventata bellissima e morbida, un po' pazza, un po' scema, come tutti i gatti. E anche un po' stronza, come quando si mette sopra alla tastiera e tu stai scrivendo, o quando mi mangiava gli angoli dei quaderni di matematica.
Liuba, la mia cara piccola bellissima Liuba.
Un giorno ho letto "Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare. Se non lo conoscete, leggetelo anche voi. La storia è una di quelle storie semplici, quasi una favola per bambini, ma la cosa che me l'ha incastrata dentro è l'altra storia, quella del vero Zorba, quella del gatto del signor Sepùlveda. Alla fine del libro ci sono un paio di pagine, che non si trovano nelle prime edizioni, poche pagine di dolore. Dolore che ho sempre temuto, perché sapevo che mi sarebbe stato difficile affrontare.
Eppure oggi sono io, con ai miei piedi non Zorba, ma Liuba con il suo ronfare irregolare e affaticato, che scrivo qui del mio piccolo grande dolore. Sono io ora qui a spiegare non ai miei figli, ma a voi (o forse a me stessa) che fra due giorni Liuba se ne dovrà andare. La porteremo a dormire per sempre, per risparmiarle quel dolore che ora non prova ancora, per risparmiarle la sofferenza di quando non riuscirà più a respirare del tutto.
Liuba si rifiuta di mangiare e bere da una settimana e anche se la costringiamo con una siringa la cosa diventa sempre più difficile. Perché i gatti fanno così, quando capiscono che è la fine, semplicemente si lasciano andare.
Perciò, con tutto l'amore che ho per lei, fra due giorni sceglierò di non farla morire di fame e di sete, nè di quel tumore che ormai sta rosicchiando tutto quel suo bel pancino bianco e rosa. Fra due giorni sceglierò di far morire la mia micia, con tutto l'amore che ho.

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La storia dell'ombrello

February 16th, 2012 (06:34 pm)

Cose che non sapete ancora di me #2
Quando ho cominciato l'università a Venezia, mi sono portata in dotazione un ombrello rosso a scacchi di quelli pieghevoli. Purtroppo, pur essendo pieghevole, non era per niente comodo, perché era leggermente più grande di un ombrello da borsetta e quindi facevo una fatica immensa a farlo stare in borsa o nello zaino. Però aveva il pregio di essere molto più resistente dei normali ombrelli da borsetta. Chi ha frequentato Venezia poi sa quanto può durare un ombrello, anche di quelli normali, ovvero molto poco. Basta entrare in un campo che un bogolo di vento può rovesciare il tuo parapioggia come un calzino e fartelo fuori. 
Dunque, questo ombrello continuava a sopravvivere piuttosto bene a folate improvvise e alla mia poca cura nel ficcarlo brutalmente nello zainetto. Aveva solo un raggio (si dice raggio?) un po' storto e quando lo piegavi, la stoffa non aveva una forma molto elegante. Quell'ombrello ha cominciato pian piano a diventarmi antipatico, proprio perché non si rompeva. 
Un giorno l'ho dimenticato casualmente in corriera e altrettanto casualmente mi è stato restituito. Mi è quindi venuta l'idea che avrei dovuto perderlo. Lo infilavo accanto al sedile, sicura che con la mia sbadataggine mi sarei dimenticata di riprendermelo. Invece non succedeva mai, magari pioveva ancora e quindi ero costretta a riprenderlo per ripararmi dalla pioggia. Oppure sì, me lo dimenticavo ma me lo riportavano. Ci ho provato un sacco di volte, sperando di perderlo come avevo perso i guanti, una sciarpa... invece niente, me lo ritrovavo sempre in mano e quello continuava pure a non rompersi.
Non ricordo bene come è andata a finire, ma credo di averlo gettato nei rifiuti, durante un momento di disperazione. E quella volta credo anche di aver avuto un mezzo pentimento... ma l'ho lasciato lì.
Ecco com'è andata la storia dell'ombrello.

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10 cose che non sapete ancora di me

February 9th, 2012 (01:50 pm)

Da quanto manco? Da un bel pezzo direi... quindi ho pensato di fare questa cosa a caso (e vi va bene perché ero partita da un "100 cose che non sapete ancora di me", una al giorno).
Di nuovo una cosa giusto per scrivere, giusto per farvi sentire la mia presenza... chissà che non ne venga fuori qualcosa di divertente. Che ne so, magari qualcuno passa per caso e mi aiuta pure a pensare alla prossima cosa da scrivere. Già sto cercando di perdere tempo, scrivendo questa sorta di introduzione, per pensare alla prima cosa che potreste non sapere ancora di me e che (possibilimente) vi potrebbe interessare sapere. Sto guardando in giro per la camera, incerca di qualcosa di cui non ho mai parlato e ancora fatico a trovare qualcosa. E avrei dovuto trovarne 100... >_>;
Insomma, graditi commenti e domande e spunti e allegria a volonta XD

COSA CHE NON SAPETE ANCORA DI ME #1
Per un periodo, da piccola, ero convinta che avrei dovuto prepararmi ed allenarmi nel caso avessi perso la mano destra.
Non è che avessi paura di rimanere monca o pensassi che fosse realmente possibile, però mi ero convinta che se fosse successo avrei dovuto prepararmi a usare la sinistra. Così per un po' di tempo mi allenavo a scrivere e mangiare (più facile) con la sinistra. Tentavo di lavarmi, spogliarmi e vestirmi usando solo la sinistra. Ovviamente la cosa risultava molto goffa e vi dico subito che non ho ottenuto grandi risultati, ma proprio questa difficoltà mi aveva convinto ancora di più che era indispensabile imparare a usare la sinistra per tutto, in caso di bisogno.


Ehm... come esordio non mi convince molto. Magari la prossima volta indico bendata una cosa a caso e mi spremo per bene per raccontarvi qualcosa. Tipo indico l'ombrello e vi racconto di quella volta che, per mesi, ho cercato di perdere apposta l'ombrello in autobus, senza riuscirci. Ecco... magari questa era più divertente XDD

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Differenza di vedute

November 24th, 2011 (11:53 pm)
sleepy

mood: sleepy

Ultimamente W-senpai mi ha più volte espresso i suoi dubbi sull'utilità di tenere un blog, di aggiornare facebook o di presenziare su twitter. Concordo sul fatto che troppo spesso la gente viva la propria vita più su facebook o su twitter che nel mondo reale e che, molti, condividano "gli affari loro" con una facilità estrema, salvo poi lamentarsi che la gente non si fa i cazzi suoi u_u 
Sinceramente sono sempre stata consapevole che se pubblichi qualcosa in rete, devi essere pronto al fatto che tutti lo possano leggere e che quindi abbiano pure il diritto di commentare, perché quel diritto lo hai concesso tu esponendoti per primo. Quindi ho sempre preferito tenere per me certe cose, non tanto perché siano segrete, ma più che altro perché preferisco discuterle di persona o non darle in pasto a ficcanaso che non ne ricaverebbero niente di utile.
Per quanto riguarda tenere un blog, anche oggi il mio caro principino ha ribadito questa sua perplessità, ovvero l'utilità di scrivere pubblicamente i cacchi propri. 
Mi sono messa un po' a pensare al perché continuo a scrivere qui, al perché invece ho iniziato a farlo e sono due motivi diversi. Ho iniziato un po' per provare questa cosa nuova, che facevano un po' tutti, un po' per comodità perché mi permetteva di raccontare a più persone cosa mi era successo in una volta sola, senza stancarmi di dover ripetere sempre la stessa storia più volte. Bastava magari dire "Hai già letto cosa mi è successo?" oppure "Ho letto il tuo post" e poi se ne discuteva. Quando poi ho cominciato ad avere amicizie anche più lontane, la cosa è diventata ancora più comoda, perché mi permetteva appunto di scrivere a tutti e di leggere di tutti. 
A volte rileggo cose che ho scritto tempo fa (ho cominciato questo blog nel 2005) e certe cose mi fanno sorridere perché è come se a scrivere fosse stata una persona diversa (e un po' è effettivamente così). 
C'è stato un periodo in cui ho smesso di scrivere e poi ho ricominciato. Ebbene quando ho ricominciato il motivo per postare è cambiato. Quando scrivo ora è per ricordare sensazioni ed emozioni, rileggere dei miei dubbi e delle mie paure e scoprire che ho capito il perché mi capitano e trovare una soluzione dopo qualche tempo. Scrivo perché quando a fine anno devo scrivere le tesine per l'esame di shiatsu, posso rileggere com'è stata la mia esperienza, come i cambiamenti influiscono sui miei atteggiamenti e il mio carattere. Ci sono cose che in questo momento non capisco, che mi sembrano difficili, pesanti o anche dolorose. Mi è capitato di trovare le risposte dopo qualche mese e di dire "ah ecco perché mi sentivo così, ecco perché mi sono comportata così". 
A volte invece scrivo per la mia voglia di condivisione della mia esperienza, per dare un messaggio a qualcun altro, anche se non so se sia effettivamente utile, ma a volte penso proprio che lo sia. Non tanto per condividere nel senso di "mal comune mezzo gaudio" ma nel senso che a volte troviamo spunti per qualcosa di nuovo, voglia di provare a fare qualcosa o anche un po' di coraggio per fare il passo giusto proprio nelle esperienze degli altri. Almeno a me a volte capita così, di trovare per caso le risposte nelle parole degli altri o magari anche solo lo spunto per muovermi nella direzione giusta.
Mi piacerebbe che le mie parole potessero aiutare qualcuno, anche dove non arriva fisicamente il mio corpo. Non posso essere un esempio per qualcuno, ma ho questa convinzione da sempre, che siamo tutti degli strumenti pronti a portare messaggi al momento giusto, alla persona che li sta cercando. 
Quindi perché non scrivere delle proprie emozioni e invitare gli altri a non averne paura, a non nasconderle, a condividerle con il mondo che non è così brutto come tanti dicono?

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Anno nuovo, vita nuova

L'anno non è ancora finito, lo so, non sono in preda alla pazzia (non più del solito almeno XD).
Però l'anno nuovo si sta avvicinando e con quest'anno nuovo mi si potrebbe presentare un'occasione: andare a vivere fuori di casa. Niente tende, niente campeggi, solo l'opportunità di vivere per un po' lontano dai miei, avere un posto tutto mio dove stare in piedi da sola, sotto l'impietosa visione del mio aniki (Tutor-san).
Molte volte capita di non accorgersi di cose enormi e poi invece, quasi a caso, butti l'occhio su un foglio dove c'è scritto che un tuo amico cerca un nuovo coinquilino. Per la seconda volta ti si presenta davanti la stessa occasione. Ciò che ho pensato è che se un'occasione ti sbuca fuori due volte proprio sotto al naso, come minimo la devi prendere in seria considerazione. Conoscendomi poi, quando mi do troppo tempo per pensare, non seguo più ciò che sento, ciò che voglio fare io, ma mi faccio prendere da dubbi, paure, abitudini che mi fanno mollare senza un reale motivo. Perciò mi sono data una scadenza breve (3 giorni), ho parlato con i miei (mio padre d'accordo, mia madre incazzata nera XD), ho chiesto un parere a W-senpai in qualità di mio ragazzo e ho deciso. 
Ciò che non avevo previsto era la reazione di W-senpai, quella vera non quella iniziale dove ci ha messo solo la testa. Ho avuto paura di aver rovinato tutto, di essere riuscita a ferire una persona nonostante io sia così piccola e innocua, ma soprattutto il confronto con lui  ha fatto uscire dei problemi vecchissimi che esistono ancora in me, a mia insaputa. 
Per come è stato educato lui, alla vecchia maniera (cito le sue parole) non esiste che la sua ragazza decida di andare a vivere fuori di casa senza di lui, andando a vivere tra l'altro con un altro uomo. Educazione del cazzo (se posso permettermi) imposta a lui come a mia madre e che, per anni, mia madre ha cercato di imporre a me. Quella che è stata la sua reazione da amante possessivo, comprensibile ma inaccettabile, da sola non mi avrebbe devastato così tanto quanto invece è capitato. L'aver sentito nelle sue parole la conferma di quanto ribadito per anni da mia madre, che se una nasce femmina è già condannata ad essere inutile, nata solo per servire e procreare. Una femmina che non ha diritto su sè stessa ma è quasi una proprietà che passa dai genitori al marito, che quindi ha diritto di uscire di casa solo con un uomo, il suo. Per anni mi sono sentita superflua a questo mondo, con un cervello non indispensabile e anzi, quasi di peso, senza nessuna scelta reale da poter fare. Ho lottato per anni per fare ciò che sentivo io di dover fare, lottato per convincere me stessa che nascere femmina non è per forza una cosa brutta, che ogni donna ha diritto di sentire e scegliere ciò che è meglio per lei, senza falsi obblighi morali verso la famiglia. Credevo di esserci anche riuscita del tutto, questi ultimi anni, ma non era così. Mi sono svuotata di ogni volontà, in un attimo ho perso ogni interesse per il mondo e per me stessa, ho cercato in me qualche residuo di sentimenti senza trovarne traccia. 
Ho cominciato a pensare che non valeva la pena lottare se era già tutto deciso, se ero obbligata a seguire il volere degli altri. Ho cominciato a pensare che non ce la potevo fare a vivere da sola, non ce la potevo fare senza il senpai. Sono solo idee molto subdole che mi hanno scaricato ancora di più. Ho mollato. Ho rinunciato all'appartamento pensando che se dovevo scegliere cosa perdere, tra una persona importante e un semplice appartamento, allora era meglio perdere quest'ultimo. In realtà ho rinunciato alla mia libertà, a far felice la persona più importante per me stessa, io.
Non lo so come ho fatto, come ho fatto ad impormi a reagire a ricordarmi che "non ce la faccio" e "non ne vale la pena" sono cose che non esistono. Si lotta sempre per le cose importanti e ce la posso fare perché in questa cosa non esistono limiti fisici, ma solo quelli che mi impongo da sola. Non lo so dove ho trovato il coraggio di prendere di petto la questione, parlarne con il senpai portandomi tutte le paure addosso e fregandomene, accettando qualsiasi conseguenza, bella o brutta. Non lo so dove ho trovato le parole giuste per chiedergli di andare avanti, di lavorarci insieme, di affrontare i nostri limiti, le paure, le aspettative, le abitudini e tutte le cose che metteranno la prova noi e il nostro rapporto, ma pur sempre insieme. Non lo so dove ho trovato l'onestà di dire chiaro e tondo che questa cosa la voglio, per andare avanti, crescere e avere un'opportunità entrambi di conoscere e affrontare i nostri brutti caratteri. 
Non lo so come andrà a finire, ma ho preso il pacchetto completo, gioia, fatica e conseguenze. 
Aniki mi ha capito, mi ha dato tempo per ripensarci. Penso che se non sfrutterò quest'occasione, ci saranno conseguenze ben più gravi delle gelosie e preoccupazioni che verranno fuori se invece farò questa cosa.
W-senpai mi ha capito, seppur con riserva, che ho bisogno di fare questa cosa, principalmente per me ma anche per il nostro rapporto, perché non si fossilizzi, perché abbia almeno una possibilità reale di andare avanti in modo sano.
Abbiamo sofferto entrambi, tanto da non sapere dove finisse il mio di dolore e dove iniziasse il suo. 
Spero davvero che riuscirò a dare il meglio in tutta questa faccenda, senza nascondermi dietro alle paure, senza arrendermi alla prima difficoltà. E magari è la volta buona che riprendo un po' di peso ^_-

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Giornate da incubo 2

October 23rd, 2011 (10:14 pm)
angry

mood: angry

Lo avevo detto che la giornata di ieri non sarebbe finita così, vero?
Ecco, avevo ragione. 
Ieri sera, dopo essermi vestita bene, fatto i capelli, insomma fattami figa sono andata da W-senpai e dopo un lieve equivoco sulla cena abbiamo discusso. Morale della favola, non ci siamo parlati per tutta la serata ed è finita che, dopo un paio d'ore passate desiderando di tornare a casa, mi sono rotta i maroni e ho pure mostrato le gambe per niente ç_ç
Ma non poteva finire lì, giusto? 
Dopo la notizia di stamattina, di certo non felice e che senza un vero perché, mi ha fatto stare davvero male (d'altronde la tristezza per la notizia di una morte non ha bisogno di avere giustificazioni, credo), penso però di essere fortunata ad averla una giornata da incubo e di poterne magari vedere un'altra domani (se Dio vuole). 
E oggi pomeriggio ho fatto l'ultima cazzata. Stavo entrando dal parcheggio dell'Impero, giravo piano piano attorno ad una specie di spartitraffico ad altezza ginocchio (direi uno spartiparcheggio u_u) quando vicino ai miei occhi vedo qualcosa di nero muoversi: un cimice. Giusto il tempo di pensare "Calma, prima fermati e poi lo fai uscire così non fai dann..." e STOTOK! Ho preso lo spartiparcheggio e mi sono rovinata la portiera del lato passeggero. Speravo fosse solo una strisciata, tanto ormai una più una meno... invece mi si "imbarcata" la portiera e ora non si chiude più di sopra. Non sapevo se piangere o fustigarmi con il tergicristalli. Alla fine per punizione sono entrata al lavoro.
Quando l'universo ti minaccia... non hai scampo...    

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Giornate da incubo

October 22nd, 2011 (01:16 pm)
cold

mood: cold

Sento il nipotolo che esce per andare a giocare a rugby verso le 7.00 e continuo a dormire. Mi saluta mio padre che va al lavoro alle 7.30 e continuo a dormire. Suona (credo) la sveglia alle 7.35 e dopo averla spenta continuo a dormire. Mi saluta mia madre alle 8.00 e continuo a dormire. Alle 8.37 sento il telefono vibrare e rispondo al mio collega che sta aspettando che io lo vada a prendere... porca vacca un'altra giornata in ritardo.
Sono riuscita a lavarmi la faccia e a vestirmi. Non sapevo dov'era il cellulare per avvisare al lavoro, non trovavo le chiavi della macchina, quindi ho agguantato quelle di riserva al volo e sono partita alle 8.45 lasciando il cancello aperto, il letto da fare e il caffè nella moka. Arrivo in paese miracolosamente in tempo (e anche un po' grazie alla mia incoscienza da guidatrice) e... il centro è chiuso per la festa d'autunno. Passo dalla strada dietro, giro dentro la stradina che mi porta verso l'Impero... strada chiusa. Faccio un'inversione che nemmeno l'istruttore della scuola guida avrebbe mai fatto e finalmente riesco ad infilarmi in una stradina che mi porta al parcheggio. Ovviamente nel percorrerla mi sono fottuta quel resto di ammortizzatori rimasti sulla copertura di alcuni cavi. Fanculo -_-
Entro al lavoro, non dico in orario, ma nemmeno in ritardo per fortuna, visto che questa settimana sarebbe stata la terza volta. 
Al lavoro mi lancio un'etichetta nell'occhio e do una testata all'armadietto... per il resto me la sono cavata.

E' da mercoledì che non riesco proprio a svegliarmi la mattina. Anche non facendo tardi la sera, non riesco ad uscire dallo stato catatonico fino alle 8 meno un quarto °__° bah! La cosa più strana è che comunque non sono stanca o senza forze durante il giorno. Di certo un po' rinco, ammettiamolo XD ma di energia ne ho... ri-bah!
Vediamo che succede nel pomeriggio.

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C'è chi ha talento per certe cose e c'è chi invece è come me

October 8th, 2011 (01:11 am)
angry
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mood: angry

Sorvolando sul dramma serale avvenuto grazie a mia madre, che tenta in tutti i modi di prepararmi la cena senza che io lo voglia, che mi finisce cose di cui ho un vitale bisogno e che lei invece potrebbe sostituire facilmente con altro, mia madre che è una rompiballe insomma. Sorvolando su questo vorticare di palle, vorrei arrivare al dunque, ovvero scrivere un paio di cose che ho ponderato da un po' e che, di ritorno da shiatsu stasera, ho pensato fosse meglio metterle per iscritto che non si sa mai mi possano servire in futuro... e poi mi sono fatta portare il pc dal senpai a quest'ora, non vorrei averlo disturbato solo per fargli vedere la litigata con mia madre.

In questi due anni di frequentazione di shiatsu e dei ragazzi, ho sempre avuto difficoltà a legare con loro. Anche negli ultimi tempi, complice forse che Sa-chan mi ha lasciato andare un po' con la corrente (e diciamolo, mi sono lasciata trascinare lontana senza opporre resistenza), forse grazie all'esperienza del corso di massaggio Tao, ho legato forse un po' di più con più persone. Nonostante questo però, non mi sento ancora parte del gruppo, non mi sento ancora parte di loro. Di tutte le ragioni che ci possono essere, di sicuro, sono tutte mie colpe.
Ora, non vorrei che questa sembrasse un'autocritica inutile di una persona in cerca di redenzione, perdono, comprensione. Non me ne frega nulla, è semplicemente così. E' una cosa a cui penso ogni tanto e, se prima ne soffrivo un po', ora mi viene più da guardarla dal di fuori come l'evolversi di una cosa, di un rapporto che deve essere così, che cambierà in altre cose nel tempo, ma che è così e basta.
Un'altra cosa a cui mi è capitato di pensare più di una volta, un po' anche come conseguenza alla mia "non appartenenza al gruppo", è riguardo al mio posto e al mio ruolo in quel luogo. Ho cominciato con il sentirmi un'ospite all'inizio, quindi più come una spettatrice alla quale è permesso imparare delle cose, ma che non può farle veramente come sue. Poi via via che la cosa si faceva difficile e io mi ci infilavo sempre più dentro, la sensazione è cambiata ed è diventata un sentirsi inadeguata alla situazione. Ovvero mi sono venuti tutti quei dubbi sulla mia sensibilità, le mie capacità dei quali ho sentito spesso parlare anche gli altri. Penso che in realtà sia anche normale farsi delle domande, chiedersi se si sta facendo la cosa giusta, aver timore di cosa può succede a sbagliare. Ma poi con la pratica e la conoscenza delle stesse esperienze vissute dagli altri,  la maggior parte delle paure se ne sono andate. Qualcuna è rimasta, certo, ma per fortuna il più delle volte mi ricordo cosa dice sempre il sensei, di provare e quando si sbaglia allora si cambia strada e si riprova finché non si impara il metodo giusto. 
Il problema di adesso allora qual è? Quando l'anno scorso il sensei mi ha provocata con una semplice frase: "E se ti dicessi che non sei fatta per fare shiatsu?", mi ha reso sicuramente più determinata ad andare avanti, se non altro per dimostrare a me stessa che non era vero. Il problema è che invece è proprio così. Durante il Tao questa cosa mi è parsa molto chiara. A confrontare me e i senpai, a guardare me nella mia goffaggine, nella mia ottusità a vedere evidenti priorità, ecc. è così chiaro che non sono fatta per lo shiatsu. Ho sempre pensato al sensei e ai senpai come semplici esseri umani che hanno fatto un percorso prima di me, dai quali imparare ma che prima erano semplici umani come me (leggasi con il giusto impegno chiunque può diventare come loro), eppure sento in me la mancanza di qualcosa che non mi rende adatta a fare massaggi agli altri. Sarà la mia mancanza di pazienza, la mia mancanza di fisicità, sarà quel che volete, io non sono fatta per questa cosa.
Però sappiate che non me ne frega assolutamente un cazzo!
Continuerò a fare shiatsu anche se non ho pazienza perché così potrei imparare ad averla, potrei imparare come si amano gli altri, potrei imparare i miei problemi vedendoli negli altri. Oppure potrei vedere i problemi degli altri e non capire che sono anche i miei ma... prima o poi... potrei capire. E allora è meglio che vada avanti. E poi mi fa sentire bene.
Non ho ancora capito se c'è un posto e un ruolo per me, lì dentro. Forse prima o poi capirò anche quello. Per ora so solo che mi aspetta un anno non facile, dove non posso più barare, o so farlo o non lo so fare. Quindi per quest'anno mi pongo il mio obiettivo, che non è un buon proposito ma un obiettivo appunto, di fare tutto ciò che è nelle mie forze e di aumentare le mie forze per riuscire a fare ancora di più. 


ps: perdonate eventuali errori di scrittura. A quest'ora di notte ho avuto la forza di scrivere ma non di rileggere.

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Ognuno ha il proprio posto

September 10th, 2011 (11:28 pm)
uncomfortable

mood: uncomfortable

Molte volte scrivo qui per mettere in ordine la massa di pensieri confusi che ho in testa. Altre, come questa, scrivo per fissare certe cose che ho capito, prima che mi sfuggano di mente. 
Un giorno, durante il corso di Tao, mentre il sensei stava lavorando sul mio settimo chakra, mi è diventata chiara una cosa: non avevo (e non ho) un terreno mio e volevo avere un posto tutto mio. Volevo la mia stanza, fuori dall'appartamento dei miei, solo mia, lontana dai miei, però non l'ho potuta avere. Per quest'estate l'ho ceduta in affitto a W-senpai e ho rimandato il progetto di farla diventare camera mia. Per tutto questo tempo non volevo dormire nella mia attuale stanza ma in quella, forse anche perché l'avevo già vista "mia". Dormire lì con W-senpai non sarebbe stato un problema così grande, eppure non ci sono mai riuscita e in quel momento al Tao ho compreso realmente il perché. Mi è tornato in mente ieri sera, quando sono entrata di nuovo in quella stanza e per quanto guardassi e cercassi non c'era nemmeno un posticino per me. Non c'è mai un solo buco dove appoggiare le mie cose, il mio cellulare, le mie mollette... le mie cose. Non è un posto che posso fare anche mio, posso solo continuare a sentirmi ospite. 
Sempre durante il Tao, A-kun mi ha dato la possibilità di scoprire un'altra cosa. Noi personcine yin dobbiamo fare di casa nostra ogni posto in cui viviamo. Se ci stiamo anche solo una settimana, dobbiamo fare di quel posto "casa". Ed è in effetti una cosa che ho sempre fatto ovunque, a Tokyo, a Firenze, Collalto... mi viene molto difficile dire "torniamo in albergo", mi viene molto più spontaneo dire "andiamo a casa", anche se so che quella non è casa mia. 
Eppure in quella stanza non so ricavarci un posto per me, è come se ci fosse posto solo per lui, è sua e basta. E' un po' come se di riflesso, sentissi che non c'è posto per me in lui e questo mi mette a disagio perché io invece continuo a cercarlo il mio posto lì dentro.
Tornata dal Tao ho dormito lì. Ero tornata preparata a non trovarci nemmeno un buco, invece quello è stato il giorno in cui la stanza era piena di spazio, sul tavolo, sui comodini, sulle sedie... e ho sentito il posto per me.
E' una strana sensazione che purtroppo non sono riuscita a comunicare. Non appena qualcuno mi prende un po' in giro mentre cerco di spiegare una cosa seria, me la prendo subito e non vado più avanti. Forse questa cosa non andrebbe neppure spiegata, forse è una cosa che va bene che io tenga per me. Bah, in ogni caso, fra poco l'estate finirà e io avrò di nuovo a disposizione quello spazio per me, e forse non lo vorrò più, perché il solo pensare di non avere quella stanza occupata ogni giorno dal senpai, mi rende triste.

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Scorte esaurite

September 10th, 2011 (10:40 pm)
sad

mood: sad

Non... ho... la forza... per fare... qualcosa...


*collassa a terra e boccheggia*

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E' ora di fare i conti con un bel po' di cose

August 16th, 2011 (12:09 am)
melancholy

mood: melancholy

E' da qualche giorno che non riesco a tirarmi su, per quanto cerchi di trovare soluzione o di non pensarci affatto.
Mi son dovuta togliere un neo da sotto il piede e non credevo che una cosa così semplice mi potesse sconvolgere così tanto fisicamente e moralmente. Ovvero, a parte il vomito che ho donato all'ambulatorio, ma porca vacca mi era arrivato pure il ciclo in quell'esatto momento e quindi avevo già la nausea di mio (che figure di cacca che faccio >_<), all'inizio sono andata in crisi perché volevo solo una persona per la medicazione e mia madre continuava ad aggirarsi e a dare i suoi fanculosissimi consigli non richiesti. Inoltre ogni fine giornata lavorativa ho i piedi talmente gonfi, le gambe talmente storte che sembro avere una qualche grave malattia degenerativa (che fortunatamente NON ho!). Mi sento tutta storta e non lo sopporto.
Oltre a questi piccoli e insignificanti contrattempi, sto cercando di far uscire mia madre dalla mia vita, prima di uscire di casa. Sensei mi ha detto di fare così, without mercy. Non è che mi diverta a controbattere mia madre ogni volta che mi tratta come una piccola scema, a volte vorrei lasciar perdere, ma visto che l'imperativo è no mercy, andiamo avanti finché serve.
La cosa che mi ha abbacchiato di più però è sempre la stessa, o meglio, sempre lo stesso, W-senpai. A dire il vero, lui non è il colpevole ma solo il mezzo. Mi ha detto che sono un po' troppo appiccicosa e non l'ho presa bene. Di certo non fa piacere sentirsi dire una cosa del genere, però ha obiettivamente ragione, sono un po' troppo presente. Ho sempre questo problema con le mezze misure, o sono troppo o sono niente. Infatti ora sono passata al niente, perché ho fin troppa paura di dare fastidio. 
Quello che mi ha stroncato sul serio in realtà, è l'aver visto tutto in una volta il mucchio di cose che avevo lasciato in sospeso. Quel semplice commento che mi è stato fatto, seppure in maniera gentile e non brusca, mi ha spostato di un bel po' di metri al di fuori dal mondo felice in cui vivevo, per portarmi alla realtà nuda e cruda. Ogni volta che mi trovo davanti a un periodo difficile, non è mai una sola cosa a pesarmi. Nel momento in cui vorrei trovare un appoggio, o anche solo avere una cosa che vada bene, puntualmente arriva anche il momento in cui W-senpai ha bisogno di stare da solo, o gli dà fastidio la mia eccessiva presenza o è il momento in cui mi vuole decisamente meno bene. Direi che il caso tenta di dirmi che non mi devo appoggiare, che devo farcela da sola. Quindi va bene, sono andata avanti da sola fino ad adesso, che problema c'è? E vaffanculo allora! Giusto per farmi dannare con 200 cose invece che con una sola eh? Ma guarda te... >_>
E' ora di fare due conti su tutte queste cose che ho compreso su me e il senpai, me e lo shiatsu, me e altre cose. 
Ho capito che io e certe cose non c'azzecchiamo per niente, non è roba per me. Non per questo ho intenzione di tornare indietro, in fondo non sono tenuta ad essere un genio in tutto quello che faccio, qualcosa lo si può fare per semplice diletto, per curiosità o perché ci piace così. 
Non vi pare? (^_-)

ps: dimenticavo la cosa positiva. Ho ufficialmente passato l'esame del secondo anno di shiatsu. YATTAAA!

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Immaginate di avere una rivoltella e un cattivone alle spalle

August 3rd, 2011 (08:37 pm)

Immaginate di essere in una situazione in cui siete braccati da un Cattivone e voi siete nascosti dietro l'unica barriera esistente e avete anche le spalle al muro, per cui le possibilità di scappare si riducono al miracolo. Però avete dalla vostra una pistola. Sei colpi a vostra disposizione per centrare il bersaglio. Io dico sei, nei film sono sempre sei no? Che poi le pistole più comuni ne abbiano, che ne so, otto? Dodici? Io no nlo so, facciamo che ci sia questa pistola a sei colpi. 
Ora si dà il caso che io non abbia questa grande mira, e penso che ben pochi di voi abbiano frequentato poligoni di tiro (il senpai non fa testo, ok?). Quindi di questi sei colpi è probabile che ben pochi vadano a segno. Magari un po' tutti proveremmo a spararne due o tre, magari riusciremmo pure a colpire qualche parte del corpo, più o meno di striscio. Di certo al terzo colpo, se non abbiamo già esperienza e manualità cominceremo un po' tutti a pensare che ci rimangono solo altri tre colpi e se falliamo quelli il Cattivone ci raggiungerà e ci farà fuori. Magari quando ce ne rimarrà solo uno di colpo e non saremo riusciti ancora a stendere questo tizio cominceremo a pensare che abbiamo un'ultima possibilità, ma che dopo quella, se falliremo, ci sarà solo la morte certa. 
L'esitazione, la paura di sprecare quell'unica, ultima possibilità potrebbe portarci a qualcosa di molto peggio: morire con ancora un colpo in canna.
E' un po' come tante altre cose nella vita, a volte non le tentiamo tutte semplicemente perché abbiamo paura di non avere più possibilità. Finiamo così per fallire senza averle nemmeno mai usate, quelle possibilità. Ed è così anche nell'amore, ovviamente. 
Per chi non lo sapesse, sono stata via una settimana, con il Maestro e altri 4 cari colleghi di shiatsu per il corso di Tao Massage. Vi risparmio li resoconto dell'esperienza, bella, che ho fatto. Sappiate però che il sensei mi ha fatto una profezia ^_^" Questa è la seconda volta che intende dirmi qualcosa di ben specifico, è la seconda volta che tento di non ricordarmelo ed è la seconda volta che lo stesso ragazzo me la porta all'attenzione. Direi che allora l'attenzione ce la devo mettere.
E' passato ormai un anno da quando ho scritto questo e ogni tanto ancora lo rileggo. Direi che ora le cose sono cambiate molto, sono cambiata io (o il mio modo di affrontare le cose). Ora le vedo bene le cose belle che avevo dimenticato potessero esistere, le vedo anche quando non succede davvero niente di bello, litighiamo, siamo lontani. La scadenza c'è in tutte le cose, le scatole di ananas insegnano (cit. XD) eppure non è un motivo valido per usare tutti i miei colpi ^_-

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Il ritorno della macchia nera

July 16th, 2011 (10:55 pm)

Se ti succede qualcosa che ti butta giù e senti di non avere la forza necessaria per affrontare tutto al meglio, allora stai sicuro che quella non sarà l'unica difficoltà della giornata.
E' uno di quei giorni in cui capita una cosa, subito dopo un'altra e poi un'altra ancora e sai benissimo che la giornata non è ancora finita e ci sarà qualche altro sasso da aggiungere al macigno che hai sulla schiena.

Vorrei sempre di più andarmene di qui e più lo voglio e più sento che questo è impossibile. 
Quest'anno poi non potrò tentare il mio solito ritiro dal mondo, visto che in quel periodo sarò impossibilitata a camminare, figuriamoci a correre via e fuggire XD

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Stupidità

July 3rd, 2011 (10:12 pm)

Se non ti accorgi nemmeno di quello che ti è davanti agli occhi, allora sei uno stupido.
Credo che la terrò come mia massima per un po'. Eh sì, perché dopo qualche considerazione, sono giunta all'idea che se non si vede nemmeno ciò che ci viene posto davanti allora è perché non lo vogliamo vedere. E non è questa una cosa stupida? E' un po' come fare gli struzzi, nascondere la testa sotto la sabbia e illudersi che il pericolo in realtà non esista. Il più delle volte lo facciamo quasi incosapevolmente. Sono sempre più convinta, però, che in realtà lo sappiamo che non è che non esista quella cosa, ma è che proprio non la vogliamo vedere... sì, lo sappiamo che non vogliamo vedere. Siamo stupidi.

questo non era esattamente ciò di cui volevo scrivere, ma... )

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Sono bloccata nel limbo dell'attesa

June 21st, 2011 (02:12 pm)

Finalmente ieri sera sono uscita un po'. Sono resistita solo un'oretta e poi sono andata a collassare a casa XD
Ero stanca e anche se mi ha fatto piacere rivedere certe persone non sono stata capace di divertirmi sul serio. Certo, il fatto che ieri mi bruciassero gli occhi dal mattino non mi ha aiutato a tenerli aperti per molto, anzi! Però questo va a sommarsi ad altre cose, fatti e sensazioni di questo periodo.
Oggi stavo parlando con W-senpai ed è uscita appunto questa mia sensazione di essere bloccata. Non sono riuscita però a capirla bene e neppure a spiegarla, di conseguenza.
E' come se non riuscissi ad andare avanti e non potessi o volessi tornare indietro, per non perdere ciò che ho guadagnato. Ci sono certe situazioni che non riesco a cambiare, o almeno non ora, per quanto io cerchi una soluzione. A volte ho la sensazione di essere intrappolata in decisioni che ho preso io, forse forzate da ciò che mi ha presentato la vita. Forse dovrei solo accettarle, ma non ci riesco ancora, non mi arrendo al fatto che un giorno riesca a risolvere questi problemi finanziari e famigliari e io possa farmi una vita mia. E poi c'è questa situazione con W-senpai dove anche lì mi sento bloccata in un limbo, in una cosa che non può evolversi perché devo aspettare i suoi tempi. 

Ho ancora questa sensazione, che forse è solo la mia paura, di non essere voluta. Il senpai mi ha spiegato che è solo un periodo in cui deve capire. 
Va bene. Va benissimo. Va bene un cazzo! Insomma, capisco, comprendo... non mi muovo. 
Non posso semplicemente godermi quello che c'è, ora che per una volta non mi preoccupa sapere cosa c'è e in che quantità. Vorrei solo vivermi questa cosa, qualunque cosa sia, ma posso solo aspettare che il senpai raggiunga l'illuminazione per capire se morire o continuare a camminare.
Purtroppo sto tornando ad essere menefreghista. Quando non vedo soluzioni a breve mollo tutto, mando a fanculo ogni cosa. Mi vedo di nuovo come 9 anni fa, quando non mi importava nulla dire le cose ben dirette, per quanto male potessero fare agli altri. Però stavolta sto zitta, non parlo, non mi muovo... non voglio urtare le persone. Se vedo che qualcuno mi dà fastidio e sono consapevole che il vero problema sono io, cerco di andarmene, sperando che un giorno imparerò ad avere più comprensione per gli altri. 

Domani sera cominciano gli esami di shiatsu del secondo anno. Spero di riuscire a fare del mio meglio ma anche qui non riesco ad avere un po' di fiducia in me stessa, non tanto per la preparazione (che effettivamente potrebbe essere migliore) ma per l'atteggiamento che ho in generale in questo periodo.
Bah!

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Eppure per un attimo...

June 17th, 2011 (09:23 pm)
apathetic

mood: apathetic

Per un attimo sono stata felice. Per poco, per niente.
Per fortuna ci sono piccole cose, piccoli sbagli, che ti fanno vedere di nuovo la realtà, anche se non è quella che ti piace. Per fortuna, sì ho detto per fortuna, perché anche se la realtà non è bella, è meglio vederla bene da distante, piuttosto che schiantarcisi addosso quando è troppo tardi e ti faresti molto più male.
Mi basta poco per essere rassicurata, ma sta di fatto che le rassicurazioni sono solo menzogne. Purtroppo le bugie sono un mio limite, una cosa che non riesco ad accettare. E' più facile che io le dimentichi, piuttosto che le accetti. E no, non è la stessa cosa. Dirmi una bugia per farmi stare buona, è un po' come dirmi che sono stupida e io odio sentirmi stupida. Una persona potrebbe tentare di uccidermi e venire perdonato, paradossalmente una persona che mi mente viene segnata a vita nella mia mente.
Ma c'è dell'altro. Non sono una persona che ama stare al centro dell'attenzione, tutt'altro. Eppure ci sono persone con le quali ho un atteggiamento che è un po' l'opposto. E' come se ripetessi mentalmente il mio mantra personale: "guarda me guarda me guarda me". Non essere abbastanza per queste persone è uno smacco personale, dolorosissimo. Una cosa che non posso cambiare eppure che mi rode come poche altre cose. Eppure è così, nessuna delle parti può scegliere altrimenti, è un fatto, è la realtà. Punto.

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Esami

June 12th, 2011 (09:56 pm)

Dovrei concentrarmi sullo studio e su quella cavolo di relazione su me stessa che è ancora un'accozzaglia di frasi e periodi sconnessi e in gran parte fuori tema. Mercoledì cominciano gli esami del secondo anno di shiatsu e io non sono mai stata presa così male con un esame... e dire che di esami ne ho dati e ridati un sacco, ma nemmeno quando arrivavo senza aver studiato, penso di essere stata messa così male. O forse è il fatto che al risultato di quest'esame stavolta ci tengo.
Sono giorni che cerco di concentrarmi e fare qualcosa di buono, invece il limbo in cui mi ritrovo con W-senpai occupa tutta la mia testa e non combino mai nulla.
Maledetti pensieri! Perché non è facile come alle superiori, quando pensavo che l'amore fosse una distrazione che potevo permettermi di non avere e che i risultati erano più importanti?

E' ormai da un mese che W-senpai abita qui e non si è mai mosso. Ora che gli ho chiesto di concedermi 10 minuti per chiarire questa situazione del cazzo trova il momento per andarsene a folleggiare. Tempismo perfetto, non ho parole. Se il caso non esiste allora forse mi merito quello che sto passando e anche di continuare a stare così, visto che i problemi me li faccio solo io...


Fra due giorni ho l'esame. Possibile che non esista un luogo tranquillo dove andare a studiare e lasciare la parte del mio cervello fuori?
 


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Vorrei tanto essere un MacGyver del cuore

June 6th, 2011 (04:58 pm)
thoughtful

mood: thoughtful

Mi sembrano passati mesi da quando ho condiviso la mia vita qui, l'ultima volta... e forse sono proprio passati mesi ^_^'
W-senpai ha cominciato a lavorare qui a Cavazucchera e mia madre gli ha dato in affitto la stanza di mio nonno. Abbiamo cominciato a vederci tutti i giorni dando una bella pompata ai miei timori (che si sono svelati fondati).
E' come camminare perennemente in punta di piedi per non far rumore, non far sentire che sei lì.
A volte mi sento un comodino, mentre sono lì nella sua stanza, cercando di avvicinarmi in qualche modo mentre sento solo muri che mi tengono lontana. I muri ci sono e sono belli spessi e fanno in modo che tu non sia altro che una parte della mobilia...però che parla. Già, provi a cercare piano una crepa dove entrare, di nascosto, prima che lui se ne accorga e invece non funziona. Provi a fare un po' la ruspa ma ahimè io di peso non ne ho granchè e non funziona nemmeno questo. E allora mi demoralizzo e mi lagno, divento scorbutica e allora sembra un po' che si avvicini lui, quando io non lo voglio, ma è solo un'impressione perché dopo pochissimo il muro c'è ancora e lo senti ancora meglio perché ci hai appena sbattuto contro.
Eppure io sono sempre lì, davanti al muro, a studiarlo, cercare di capirlo, provare a vedere, toccare, annusare dove cazzo sta quella crepa, quel minuscolo forellino da dove entrare o almeno affacciarsi. E' difficile imparare ad avere pazienza, la perdo spesso e la perderò ancora molte volte prima di imparare ad usare la dose giusta. 
Mi chiedo ancora cosa fare, quando diventa moscio e l'unica cosa che vorrei dirgli è di andare a divertirsi, di andarsene dai suoi amici così almeno io gli sto un po' meno sulle balle. Perché invece non faccio che guardare ed aspettare ed irritarlo?

Ho incassato molto male la sensazione di essere rifiutata. E' una cosa che non riesco a non prendere sul personale, a pensare di avere qualcosa di sbagliato io. L'unica cosa che vorrei fare in quei momenti è uscire fuori e mettermi nel posto più isolato che ci sia e dormire, per non pensare a niente. Invece resto incastrata tra la decisione di andarmene e dispiacermi di averlo mollato lì e quella di rimanere e continuare a provocare e subire la sua irritazione.
Vorrei tanto essere un MacGyver del cuore...

Poi ci sono quelle occasioni in cui mi sento stupida, perché se dai scontate delle cose ti sbagli, se invece non dai per scontato nulla viene fuori che potevi farlo. Bah.
Ieri siamo stati al battesimo della figlia di un suo caro amico e mi sono trovata in imbarazzo quando, dopo essere stata presentata come la sua ragazza, mi è stato chiesto da quanto stiamo insieme. Parcheggiato il primo pensiero del "Ah ma stiamo insieme?" ho dovuto borbottare un "non lo so" e abbiamo concordato per un "da poco tempo". Devo sembrare proprio scema se non so da quanto stiamo insieme, anzi, se non ritenevo nemmeno di starci insieme. Insomma, se l'estate scorsa si è premurato più volte di chiarire che non stavamo insieme, pensavo di avere un rapporto dello stesso genere anche ora. Certo, non credo che nessuno presenterebbe una ragazza come "ecco lei è quella che mi trombo ogni tanto", non sarebbe carino, ma allora almeno mettiamoci d'accordo XD
 
Insomma, quando ero da sola mica mi facevo tutti 'sti problemi... 



 

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RABBIA o ODIO?

May 2nd, 2011 (10:08 pm)
angry

mood: angry

Attenzione: linguaggio colorito. Non leggete se non volete sentire offesa la vostra moralità.
 
Saranno almeno un paio di settimane che sono tornate la mia vecchia acidità, la tendenza al sarcasmo distruttivo e quella indole kamikaze di buttarsi sopra a tutti in stile caterpillar, senza preoccuparsi di farsi male (forse questa è incoscienza... ma vabbè XD).

Credo però di aver intuito quale sia una possibile causa scatenante. 
C'è questo problema, questa incomprensione vecchia di mesi che però non mi va giù. Per quanto giustifichi e tenti di capire prima o per quanto mi arrabbi e sia dura ed irremovibile poi, 'sta cosa proprio non si muove e mi rimane nello stomaco.
Mesi fa, quando avevo annusato che mi stesse nascondendo qualcosa, ho cercato e trovato tutte le scuse possibili ed immaginabili: "Forse è una cosa di cui non vuole parlare" "Forse sta solo aspettando il momento giusto" "Forse non se la sente di accettare la cosa e quindi non vuole condividerla" "Forse ha paura del mio giudizio".
'NA BEATA MINCHIA!!!! (cit.)
Avrei dovuto ascoltare il mio istinto, quello che non faccio mai. Porco Eugenio! Non solo viene fuori che ero l'unica a non sapere chi fosse il problema in questione, ma era evidente che quando chiedevo delucidazioni (e mi preoccupavo di farlo in modo delicato, cercando di non urtare la sua sensibilità), cambiava volutamente discorso. Capisco che nessuno sia obbligato a dirmi tutto della propria vita, ma visto che siamo tutti in un posto dove abbiamo capito che non ci si può nascondere, perché ostinarsi a mentire e nascondere la verità? E poi non mi pare di essere esattamente l'ultima merda incontrata per strada durante la sua vita....
1) ti sto così antipatica come un ombrello nell'ano?
2) sembro davvero così idiota da pensare che non mi accorga davvero di nulla?
3) ti pare normale che dopo che tutti sanno come stanno le cose, l'unica a cui viene nascosta la verità sia io (e che la scopra per caso da un'altra persona)?
4) ti pare che 'sta minchiata di faccenda dovesse essere proprio tenuta segreta e nascosta??? 
5) hai pure la faccia di andare avanti facendo finta di niente, come se io fossi una persona totalmente priva di peso nella tua vita?
6) o forse sono davvero orgogliona io, che prima aspettavo solo che tu tirassi fuori l'argomento per risolverlo senza troppa polvere e ora invece mi ostino a non volerlo risolvere io per degli stupidi principi?
Sì, l'orgoglio è la mia bestia, se non ci fosse ti avrei già chiesto spiegazioni, mi sarei incazzata, forse avrei urlato o forse avrei pianto e mi sarei sentita stupida. E invece continuo ad andare avanti anche io facendo finta che vada tutto bene, quando invece non posso starti vicino perché mi viene il vomito e sento le lacrime salirmi per la rabbia, o per la paura o non so perché, ma non riesco più a stare lì in quel momento e me ne vado. Sì, ho anche paura. Paura che tu neghi che sia successo veramente questo e io ti odierei ancora di più. Paura di incazzarmi e dire cose di cui potrei pentirmi e perdere quel poco che resta del nostro rapporto marcio.
Odio il mio orgoglio e ci rimango attaccata. Spero ancora che tu ti accorga di qualcosa e ammetta quello che hai fatto. Mi basterebbe quello, ti darei qualsiasi giustificazione e andrebbe bene. 
 
Avrei preferito saperlo da te, quando te l'ho chiesto.
Avrei preferito che tu mi dicessi "non te lo voglio dire, non te la prendere".
Qualsiasi risposta ma non l'aver cercato di fregarmi, evitare le domande, nascondersi volutamente... solo con me.
Era solo un cazzo di nome porca vacca!!! 

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